Mio nonno aveva un Motom
che è un ciclomotore geniale dell'immediato dopoguerra
cinquanta di cilindrata
quattro tempi
distribuzione ad aste e bilancieri
con il telaio rigido di acciaio stampato
e un serbatoio piccolo piccolo.
Da Colleretto lo portava anche fino a Torino
e all'epoca non era poco
dove c'era mio papà che studiava in collegio.
Io a diciassette anni avevo
un'Aprilia Futura centoventicinque
gioiello tanto desiderato
e un Motom.
Se devo proprio cercare un inizio di questo gioco
che ha visto passarmi tra le mani
qualunque genere di moto
per essere restaurata, verniciata o trasformata
quel Motom è l'inizio.
Ero orientato alla pratica del restauro
nei primi anni della mia attività:
pratica che per la base di cultura che permette di apprendere
dovrebbe essere maestra
di ogni costruttore.
Ma quel Motom
con la mini drag pipe
costruita appositamente
suonava alle mie orecchie come un'Harley.
Così l'ho verniciato con il giallo ginestra
ho comprato il primo aerografo
l'ho aerografato a pelle di serpente
e ho dato un nome a quei trentacinque chili di metallo scoppiettante:
Serpentello.
Penso di aver fatto ridere tante persone
e tante ragazze
in giro con quel ridicolo mezzo.
Ma oramai avevo capito
che più di ogni cosa volevo dare un'impronta
a quello che era mio
e che segnare, marcare,distinguere
è un istinto determinante dell'uomo
vecchio migliaia di anni e non si può cancellare.
Così oltre che restaurare ciclomotori, Vespe, Guzzi, BMW e BSA
ho cominciato a personalizzare
moto, auto, chitarre, computer e boiler
(si anche quelli!).
Nel frattempo la vita mi ha portato a fare un po' di tutto:
l'operaio, l'attore, il camionista
e anche in cielo con l'Aeronautica,
ma non ho mai smesso di pensare ai miei progetti custom.
E adesso che questo è il mio gioco e la mia professione
quando entro nel laboratorio
uno sguardo lo rivolgo sempre a quel Motom
che è ancora lì in alto sul piedistallo
fra i chopper, le Ducati, le Harley e l'MV
e mi guarda lavorare.